“We DO need more education…hey teachers, DON’T leave us alone!”

di Antonella Salvatore

Nel 1958 Aldo Moro introdusse nelle scuole italiane lo studio dell’educazione civica.

Obiettivo della materia: far comprendere ai cittadini la costituzione, i diritti e doveri del popolo, insegnare regole di convivenza civile.

Col passare degli anni e dei governi la materia è stata sempre più declassata, al punto da essere abolita completamente nelle scuole nel 1990.
Si è tornati a parlare di educazione civica nel 2008 e dal 2011 la materia si chiama “Costituzione e cittadinanza”, ma non è materia curriculare, non ci sono obblighi di studio né obblighi di valutazioni.
In teoria, la materia permette di studiare la costituzione, l’educazione stradale, lo studio dell’educazione ambientale (abbiamo da poco celebrato l’Earth day), l’educazione sanitaria ed alimentare.

In pratica, “Costituzione e cittadinanza” è prevista per un massimo di due ore al mese, ore non obbligatorie e lasciate alla iniziativa (e alla sensibilità) dei singoli insegnanti, ore solitamente affidate ai professori di studi classici, professori che hanno già un programma impegnativo da portare avanti (non è quindi responsabilità dei professori se l’educazione civica non si studia più a scuola).

Per molti ragazzi l’educazione civica è una perfetta sconosciuta.

Un noto detto italiano dice “va con chi è meglio di te e pagagli le spese”, a dire “accompagnati con chi ha qualcosa da insegnarti”

E allora vediamo a quali paesi europei dobbiamo “pagare le spese”.

Nella gran parte dei paesi europei l’educazione civica è materia obbligatoria a scuola; la vicina Francia la propone addirittura obbligatoria per tutto il percorso di studi ed impone anche una valutazione finale, così come la Polonia, la Lettonia, la Svezia.

Tornare a studiare educazione civica permetterebbe ai ragazzi non solo di comprendere i diritti e doveri di un cittadino, ma anche in che modo costruire le relazioni con gli altri, incluse quelle del mondo del lavoro; l’educazione civica renderebbe le nuove generazioni più consapevoli, attente alle regole, capaci di leggere il contesto, pronte per il futuro.

In un paese come il nostro, dove evitare le regole è cosa da furbi (altrimenti perché diremmo “furbetti del cartellino”), quanto diventa importante inserire una materia che insegni il rispetto delle regole?

Continuiamo a raccontare di politici che litigano per una poltrona, ma perché non raccontiamo del disastro che si consuma nelle scuole e dei giovani da formare?

Negli ultimi tempi sentiamo parlare sempre più spesso di violenza degli adolescenti, a scuola e sul web; i media li chiamano “bulli”, ossia “giovani arroganti e violenti” secondo il dizionario della lingua italiana.
Questi giovani saranno i lavoratori di domani, ma siamo certi sia loro la colpa di quello che sta accadendo?

Siamo quarti nel tasso di abbandono scolastico nell’area OCSE (14% nel 2016, pagina 54 del Rapporto OCSE 2017).

Nel test P.I.S.A. (Program of International Student Assessment ossia il test per valutare la preparazione degli adolescenti), l’Italia ha una valutazione ben al di sotto della media dei paesi OCSE (pagina 51, Rapporto OCSE 2017, aree lettura, matematica e scienze)

I sondaggi TALIS (Teaching and Learning International Survey), che studiano le condizioni di lavoro degli insegnanti ed il loro sviluppo, riportano l’Italia ULTIMA nei paesi OCSE (pagina 60, Rapporto OCSE 2017).

Ultima nel sistema di valutazione degli insegnanti, ultima perché gli insegnanti non hanno modo e tempo di frequentare corsi di aggiornamento e sviluppo, ultima perché i corsi di aggiornamento non sono quelli necessari per un paese industrializzato ed avanzato che vuole stare nel futuro, ultima per la carenza di competenze tecniche, in particolare per lingue straniere e area digitale.

Ultimi perché, tolte le solite eccezioni (che noi italiani chiamiamo eccellenze ma che eccellenze non sono, sono eccezioni appunto, fanno quello che devono fare) l’Italia non ha realmente in piedi un sistema di valutazione degli insegnanti, sistema che servirebbe tanto agli stessi insegnanti, perché li aiuterebbe moltissimo nel loro difficile, ma fondamentale, compito di educatori della società futura.

Continuiamo a raccontare di politici che litigano per una poltrona, ma perché non parliamo degli insegnanti e del loro ruolo che, come quello dell’educazione civica, è stato sempre più declassato nel corso degli anni?

Queste sono le vere priorità del paese.

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