Volontario a chi?! O del no-profit per la crescita professionale

di Maria Plateo

La cultura italiana dell’assistenzialismo, già nella sezione Editoriale di questo blog – vedi Il posto fisso di Antonella Salvatore, – richiama elementi di educazione civica che coinvolgono sfere relative all’economia e al libero commercio, quelle stesse del mercato del lavoro, dove l’affare si chiude quando lo scambio tra risorse umane e le loro competenze incontra un’offerta di riconoscimento economico, sociale e di soddisfazione personale da parte di un’azienda o organizzazione. Ma l’assistenzialismo, come dispregiativo di assistenziale, comporta nel suo etimo di assistenza una collocazione del tutto fuori mercato e fuori commercio, perché atta a fornire alla collettività indiscriminata e priva di mezzi, e quindi di potere economico, un sufficiente sostegno e livello di servizi assicurati… “Okay, Houston, we’ve had a problem here!”

Tagliando le elucubrazioni linguistiche e antropologiche, che magari aiuterebbero a comprendere come si arriva al paradosso dell’assistenzialismo nella società del capitale, è importante riportare il termine originale a casa propria e riconoscergli il suo valore. Le organizzazioni no-profit e associazioni di volontariato propongono una missione con l’obiettivo di fornire servizi a fasce di popolazione in stato di vulnerabilità ed emergenza. Offrono assistenza a quei gruppi di persone povere di mezzi, economici, politici o culturali, per raggiungere benessere personale e sociale. Alcune tra le più illuminate riescono a “customizzare” le attività per pubblici e necessità più definiti al fine non solo di garantire un migliore servizio, ma soprattutto di coinvolgere gli utenti e la comunità locale che li circonda nell’erogazione dello stesso e raggiungere così l’inclusione sociale.

Come si sostengono economicamente le ONLUS e come fanno a offrire servizi tanto delicati a titolo gratuito o semi-gratuito? Innumerevoli tecniche di fundraising e marketing sociale affascinano gli studenti più sensibili – o suggestionabili? – delle Facoltà di Economia, Comunicazione, Studi Umanistici e non solo. A parte le grandi non governative di fama internazionale, che possono contare su un budget stabile per attività di promozione, in Italia il no-profit è rappresentato da organizzazioni che operano a livello locale, vivendo di fondi e donazioni pubblici, privati o di provenienza religiosa, ma soprattutto che impiegano oltre 5 milioni di volontari, come da ultimo Censimento permanente delle Istituzioni non Profit dell’Istat.

Eccolo il volontario, questo strano personaggio che mette a disposizione tempo, energie, capacità e beni per nessuna retribuzione alcuna!

Contrariamente alla visione un po’ ironica di questo tipo umano così caritatevole e ben disposto verso l’altro, essere volontario vuol dire saper essere anche un po’ egoista. Il volontariato è un’opportunità esistente per mettere alla prova e sviluppare il proprio percorso esistenziale, analizzare sé stessi e il contesto che ci circonda, capire le città e il paese come funzionano, verificare come la politica si inserisce nella quotidianità delle persone. Non solo, costituisce una soluzione concreta per alzare il proprio livello sociale e morale e uscire dalla concezione dell’assistenzialismo.

“Il volontariato è quel luogo dove la realtà è superiore alle idee,” ha detto una volta un cooperante.

Soprattutto, il volontariato permette a coloro che sono in fase di formazione personale e professionale – gli under 30 – di testare e mettere a frutto le proprie capacità di comunicazione, anche linguistiche e non verbali, come la lettura del contesto, di risoluzione dei problemi, gestione dello stress e del lavoro sotto pressione.

Come quando al Campo Io Ci Sto abbiamo organizzato una scuola di italiano per i braccianti delle campagne pugliesi che vivono da oltre dieci anni in una baraccopoli autogestita su una pista di atterraggio ex NATO. O quando per il Cenone di Capodanno di Gustamundo abbiamo preparato e servito una cena per oltre 100 persone con un team di 10 tra italiani, migranti e richiedenti asilo dai CAS di Roma e provincia. O quando ancora ho partecipato alla Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato congiunta alla Festa per i 25 anni di Santa Lucia con Humilitas come momento di riflessione internazionale sul delicato tema dell’accoglienza, assistendo ad uno spettacolo folcloristico con musiche e danze tradizionali e gustando piatti tipici da tutto il Sud America in un clima di festa e da una prospettiva privilegiata.

Cosa rimane ancor di più al volontario che non percepisce ritorno economico per quello che fa, ma che è forse la cosa più preziosa di tutte per un cambiamento culturale nel mondo del lavoro? La comprensione vissuta a pieno grazie all’esperienza diretta e l’applicazione del significato della parola “fiducia”, un concetto oggi unico e raro, quasi rivoluzionario, ma sempre più necessario per portare avanti un progetto o lavoro tra gruppi di persone, le comunità appunto, anche dette organizzazioni o aziende!


Immagine: La Pista, Borgo Mezzanone in Puglia dal Campo Io Ci Sto di ASCS Onlus (Photo Credits: Kevin Ramirez)

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