Under 30

LAVORO, questo sconosciuto

di Maria Plateo

Il mondo del lavoro a vent’anni, il mondo del lavoro per gli Under 30, è un mondo “diverso” da quello che viene vissuto quotidianamente da coloro che possono contare su anni di esperienza, situazioni vissute, decisioni prese, problemi risolti, persone incontrate. Ma se c’è una prima comune caratteristica del mondo del lavoro che va riconosciuta è proprio la sua capacità di mettere le persone – imprescindibilmente da mansione o ruolo, contesto organizzativo o geografico, e in qualunque fase del proprio percorso – a contatto con una rete sociale di inestimabile valore. Ed è proprio qui, e solo qui, che s’impara l’arte del sapersi relazionare in maniera professionale: la prima vera sfida per un giovane che vuole entrare nel mercato del lavoro oggi in Italia.

Prima di entrare nel mondo del lavoro, bisogna però fare un passo indietro, ovvero candidarsi, un termine che, fuori da ogni riferimento lavorativo, altro non significa che “presentarsi” o “proporsi”. Viene da sé che, se la candidatura va a buon fine e si ottiene la posizione di lavoro, la presentazione è stata positiva, in altre parole “professionalmente idonea” per il contesto che l’ha ricevuta, leggi “Ho trovato lavoro!”

Ma come è possibile candidarsi in maniera professionale per un lavoro se non si conoscono ancora le “regole” della relazione lavorativa, se si è ancora “fuori” da questa dinamica sociale?

In linea con lo spirito di questo blog, viene da pensare che lo scarto tra questi due mondi – quello in cui ci si alza la mattina (tutti i giorni!) e si va a lavorare, e quello in cui non si lavora e presumibilmente si studia – che a vent’anni corrisponde con il passaggio da studente a lavoratore, sia anche un problema linguistico, quindi culturale e a monte educativo. In Italia, tra i miei coetanei, la parola “lavoro” viene utilizzata ben poco nel conversare corrente, se non associata al tema della disoccupazione o al senso del sacrificio.

LAVORO. Non la conosco questa parola. Ma è italiano?

Per cercare di riabilitare l’uso della parola “lavoro” anche tra coloro che sono qui in Italia e trent’anni ancora non li hanno compiuti, bisogna riappropriarsi di questo termine e di tutti i significati positivi che esso comporta, inclusi i mondi che crea e gli stimoli che può fornire. Perché? Per poter essere liberi di utilizzare tutti gli strumenti necessari per vivere relazioni sociali soddisfacenti in ambito lavorativo e non solo…

E per non fare la fine di Matteo Corradini nel video “Quello che gli altri non ti dicono” di The Pills, celebre webserie comica nata su YouTube, che del problema sociale della disoccupazione giovanile in Italia ne ha fatto un lavoro!

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