Turismo: il wedding tourism ci insegna a fare sistema

di Antonella Salvatore

Il turismo è una industria trainante nel nostro paese e potrebbe esserlo ancora di più se solo si lavorasse in modo sistematico e si comprendesse il valore enorme di questo settore e le potenzialità per l’occupazione.
Nel rapporto di Confcommercio sull’analisi del turismo notiamo che questa industria ha avuto un incremento del 20% di occupazione dal 2008 al 2017, oltre 900 mila posti di lavoro creati in 10 anni, a confronto di oltre un milione di posti persi nello stesso periodo nei settori industria e costruzioni.
Negli ultimi dieci anni la presenza dei turisti stranieri in Italia ha avuto un incremento del 29,7% e sono cresciuti anche gli arrivi interni del 16,7%.

Numeri importanti che impongono anche riflessioni sul fatto che il turismo deve essere non solo sviluppato ma anche gestito.

In alcune città il turismo ha ampi margini di sviluppo: abbiamo bellezze, cultura e musei che nessuno visita. Nel recente dibattito “Beni culturali, digitale e turismo”, Digital Italy Summit 2018, si è parlato del fatto che in Italia ci sono quasi 5.000 musei e siti, solo il 58% ha un sito web, mentre il 27% di questi non comunica la propria presenza in alcun modo. Borghi e luoghi d’Italia bellissimi, arte e patrimonio culturale di cui i turisti non sanno molto.

All’opposto, in altre città il turismo deve essere gestito e ridimensionato per evitare che i turisti continuino a prendere d’assedio ogni cosa, dando vita a quel turismo non sano, definito di massa, che sporca le città, rovina il patrimonio, ed accoglie la maleducazione da tutto il mondo.

Per fare un esempio, si parla spesso di Venezia, città con circa 54.000 residenti, che sembra accolga oltre 25 milioni di turisti all’anno, numeri altissimi per una città di queste dimensioni.
Ma la stessa capitale ha bisogno di gestire ed educare i propri turisti; i numeri del turismo di Roma sono alti ma “mal distribuiti”: i turisti vedono il Colosseo, il Vaticano e poi un’occhiata rapida ai principali monumenti ma di tutto il resto della Città Eterna? Musei, angoli, patrimonio non visitato, una perdita immensa per Roma.

Il turismo di Roma è “mordi e fuggi”, se è vero che abbiamo avuto il boom dei visitatori (22 milioni in un anno), è pure vero che è scesa la spesa media per turista e che la città appare sempre più sporca ed in declino, maltrattata anche dagli stessi turisti (scritte sui monumenti, bagnanti nelle fontane come se fossero al mare…). Difficile poi avere il controllo del turismo nelle case vacanza e nei b&b, una economia spesso non chiara che muove decine di migliaia di turisti nel nostro paese.

Il turismo deve essere ripensato, gestito e programmato. Il turismo deve essere meglio regolamentato.

Quali soluzioni possibili allo sviluppo di un turismo sano, sostenibile, ma al tempo stesso in grado di proteggere il nostro patrimonio culturale, storico ed artistico?

Alcuni giorni fa Martina Vacca ha presentato a Roma il suo libro “Dirsi si nelle città Unesco”, uno studio sulla industria del wedding tourism in Italia, con numeri e statistiche per comune.
Il libro illustra chiaramente le ragioni per cui i turisti, italiani e stranieri, dovrebbero scegliere di sposarsi a Roma, piuttosto che a Ravenna, Siena o Alberobello, solo per citare alcune destinazioni.
L’autrice ci fa notare come ciascuna città abbia una propria personalità da offrire, una serie di caratteristiche uniche che gli operatori turistici, ed i wedding planners in particolare, potrebbero proporre alle coppie interessate.
Il wedding tourism è un turismo sano, che mette in moto un intero processo e coinvolge più parti nella erogazione del servizio: wedding planner, comuni, ristoratori, albergatori, fioristi, parrucchieri, …

Il wedding tourism è un turismo di sistema.

Imparando a fare sistema impariamo a far crescere le economie locali e le città minori, che sono quelle oggi maggiormente escluse dal circuito del turismo.
Così come imparando a fare sistema le grandi città potrebbero gestire meglio il flusso dei turisti, pianificare le attività e regolamentarle.

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