Tecnologia, soft skills e autostima: la sfida per il presente e per il futuro

Intervista ad Andrea Mazzeo, partner fondatore di Elidea Psicologi Associati

Andrea Mazzeo, partner fondatore di Elidea Psicologi Associati, si occupa di risorse umane o, ancora meglio, di capitale umano. Cerchiamo di capire da uno psicologo in che modo fronteggiare il futuro che ci aspetta

D. L’attuale situazione del mercato del lavoro in Italia vede ancora una volta i giovani al centro dell’attenzione, con una disoccupazione giovanile che supera il 31,7%. Quanto conta, per un giovane, lavorare sulle proprie soft skills prima di avvicinarsi al mondo professionale?

R. Moltissimo Antonella, moltissimo. Una serie recente di ricerche che hanno coinvolto molti CEO americani (come Zuckerberg, Bezos, Nooyi e tantissimi altri) o strutture come la US AirForce, dimostrano come le soft skills siano oggi le competenze maggiormente ricercate, soprattutto nei giovani, e sono le prime che le stesse aziende provano ad individuare già in sede di selezione. Il motivo è funzionale: è più facile, veloce ed “economico” far acquisire ad una risorsa una capacità tecnica, l’utilizzo di un tool, la comprensione di una procedura o di uno strumento di lavoro piuttosto che modificare il suo comportamento, il suo atteggiamento, la sua capacità di rimanere positivo, intraprendente, il suo approccio al lavoro, la sua spinta motivazionale autoindotta, la sua capacità di “leggere il contesto”.
Le cosiddette soft skills (o “power skills” per dargli un nome più incisivo) sono in realtà le molecole di un mondo articolato ed affascinante quale è il comportamento umano.

Rappresentano sempre un costo aziendale “invisibile” quando mancano e un valore produttivo “invisibile” quando ci sono. Muovono le organizzazioni, ma non le vedi nel bilancio. Spessissimo nella mia lunga esperienza, ho visto persone perdere opportunità di lavoro perché l’atteggiamento non era quello giusto, perché non erano consapevoli delle proprie modalità di porsi, di esprimersi, di funzionare assieme agli altri. Chi cerca lavoro si guarda molto intorno, mentre prima occorre guardarsi dentro, intensamente, ed aumentare in modo significativo la consapevolezza di sé, individuando le proprie qualità, ma affrontando anche con serenità i propri limiti.
Nella nostra epoca questa è una carta vincente contro la disoccupazione….!!!!
C.G. Jung era molto diretto in questo: dobbiamo occuparci delle nostre caratteristiche, anche quelle inconsce, altrimenti queste determineranno le nostre scelte, ma noi continueremo a chiamarlo “destino”..!

La disoccupazione non nasce solo nelle manovre economiche, nasce nell’incapacità o impossibilità di pensarsi in modo diverso, di attingere alla propria fiducia in sè e di agire con resilienza quando si è di fronte alle difficoltà.

D. Nell’età giovanile si vorrebbe tutto e subito, e questo vale anche per il lavoro. Possiamo dare ai giovani alcune raccomandazioni sull’importanza di avere un network e di costruirlo pazientemente?

R. La chiamo la mia “teoria delle freccette”. Prendiamo un personaggio e chiamiamolo Alfa. Alfa si laurea e inizia un tirocinio curriculare in una struttura di medie dimensioni; durante questa esperienza conosce diverse persone tra cui Epsilon che ne apprezza la dedizione e le capacità potenziali; Epsilon, poco dopo, esce dall’azienda; dopo un anno Epsilon conosce Sigma che lo coinvolge in una nuova opportunità professionale; nel frattempo Alfa termina il suo tirocinio curriculare; nello stesso momento Sigma chiede a Epsilon di aiutarlo a trovare qualche altro collega da coinvolgere nella nuova azienda; Epsilon si ricorda di Alfa e del suo valore e lo chiama; Alfa piace molto a Sigma e così, in breve tempo Alfa diventa una colonna portante della nuova azienda.
Questa è una storia vera. Non è una storia di raccomandazioni o di fortuna o di destino: è la storia di una rete di relazioni che determinano un futuro professionale. Nel mio lavoro assisto spesso a storie così. Ma ricordiamoci bene: mentre siamo dentro la storia non ne conosciamo la possibile evoluzione. Quindi la regola aurea è: diamo sempre il meglio di noi e coltiviamo la rete di relazioni, perché dietro l’angolo c’è un Epsilon che osserva e ricorda. Le nostre freccette, quelle che ci consentono di raggiungere i nostri obiettivi, bisogna seminarle con costanza, capacità di osservare il contesto, qualunque esso sia, con una bilanciata combinazione di umiltà e coraggio.

D. Nell’epoca dell’innovazione, delle macchine e dei robot, in che modo gli esseri umani possono vincere la sfida con il futuro?

R. Da quando i Sumeri inventarono la ruota 5.500 anni fa, la tecnologia ha sempre rappresentato l’evoluzione del genere umano, il miglioramento, l’aumento inimmaginabile delle possibilità, anche in sfida alle leggi di natura, la possibilità di sentirci più potenti, di superare la nostra limitatezza.
Oggi, dal Giappone si affaccia in modo prepotente alla nostra attenzione il fenomeno dell’Hikikomori: ragazzi, perlopiù adolescenti, che in onore dei giochi digitali collegati alla rete, gradualmente ma inesorabilmente abbandonano la scuola, le relazioni, gli spazi esterni, la realtà, fino a sostituire la propria identità con una immagine di sé supereroica, efficiente, potente, ma purtroppo irreale.
Questo è la parte di “ombra”. La tecnologia ci dà l’illusione del pieno controllo, ci scherma dalla fatica necessaria delle relazioni, ci preserva dalla variabilità dell’altro, delle situazioni reali, dalla difficoltà a scegliere, ci regala un mondo sempre più comodo, a portata di dito, si pone come modello di vita, si sostituisce all’autostima.
Ecco, l’autostima. Per vincere le sfide di questa epoca dobbiamo lavorare sull’autostima, sulla fiducia in sé, sulla capacità di affrontare la realtà, le relazioni, quelle “fuori dagli schermi”! La trasgressione più intrigante oggi è quella di utilizzare la tecnologia come un supporto alla vita, non come uno stile di vita. Alleniamoci a sfidare la realtà, quella poco comoda, ma molto più emozionante, quella per cui vale la pena farsi supportare dalla tecnologia.

D. Fino a qualche anno fa la figura dello psicologo era vista come la figura a supporto dell’individuo con un particolare disagio o bisogno, una figura quasi defilata in un paese come il nostro. Oggi quali sono gli sbocchi professionali per gli psicologi? Di cosa si occupano gli psicologi di Elidea?

R. Storicamente la psicologia è stata identificata con la psicoterapia, con Sigmund Freud, con Carl Gustav Jung, con la cura della follia.
In alcune parti del nostro Paese, l’intervento dello psicologo è ancora oggi associato ad una serie di convinzioni stereotipiche: “se vado dallo psicologo sono matto”…!
Di converso in Europa la figura dello psicologo si è oramai stabilmente affermata e fornisce un solido apporto professionale in diversi ambiti: lo sviluppo delle risorse umane in azienda, il supporto sociale, il training, la consulenza nella scuola, nello sport, nella sicurezza, il supporto al disagio, allo stress sul lavoro, all’inclusione sociale e, con crescente importanza, l’orientamento scolastico e professionale. Tutti sbocchi professionali in ascesa, perché è in ascesa la consapevolezza del disagio psicologico e la crescente necessità di intervenire.
Elidea, in piena conformità con questa tendenza, ha scelto da sempre di concentrarsi su diversi aspetti della psicologia del lavoro e dello sviluppo delle risorse umane: coaching, formazione alle soft skills, selezione, assessment, valutazione del potenziale, bilancio di competenze, orientamento alle carriere per i giovani, attività accademica.
E’ un mondo ricco, complesso e per noi estremamente stimolante: in tanti anni di lavoro non abbiamo ancora avuto modo di annoiarci…! Anche perchè aiutiamo le persone ad esprimersi e a realizzare se stesse, a confrontarsi con la consapevolezza di sé, sia in ambito personale che professionale; e il dato che ci conforta è che finora, da quando Elidea è nata nel 2006 e nonostante l’era della crisi, siamo cresciuti senza sosta.

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