Sud e razzismo

razzismo

di Antonella Salvatore

Il vecchio Sud

È sempre esistito un Sud contro cui essere razzisti.

Il Sud dei ”terroni” che andavano al nord per farsi una vita e trovare un lavoro in fabbrica.

Il Sud che emigrava all’estero, perché la terra dava poca speranza.

Il Sud della disoccupazione e dei laureati costretti ad andare via.

Il Sud a sud della padania, quello sotto il Po’, da cui un tempo non troppo lontano alcuni chiedevano la secessione.

Il nuovo Sud

Che fine ha fatto il Sud?

Anche oggi esiste un Sud, è un Sud diverso, ma solo nella forma.

È il Sud dopo il mare, quello da cui arrivano i migranti.

Ma anche il Sud della gente che scappa dalle guerre semplicemente per dare ai propri figli un futuro migliore.

Il nuovo Sud è quello della religione diversa e della pelle più scura.

Il nuovo Sud fa paura persino a quelli del vecchio Sud. Il nuovo Sud fa paura pure a quelli che un tempo erano chiamati terroni.

Comunque la mettiamo, è sempre esistito un Sud nei confronti del quale essere razzisti o, più semplicemente, un Sud da cui prendere le distanze.

Il razzismo nei confronti del Sud

Il razzismo in Europa, e l’Italia con la Finlandia in cima alla lista, ha raggiunto livelli allarmanti, al punto che il sondaggio “Being black in the EU” della European Union Agency for Fundamental Rights mostra che su 6.000 intervistati con pelle scura, oltre un terzo dichiara di aver avuto aggressioni o molestie solo per il colore della pelle.

Eccolo, ancora una volta, il Sud con cui prendersela.

Ma il razzismo di casa nostra non ha solo a che fare con il colore della pelle. Come leggiamo da questo articolo/studio su Lettera43, abbiamo anche un forte razzismo religioso, un razzismo contro le religioni del Sud.

Il 25% degli italiani non vorrebbe un ebreo in casa, il 43% degli italiani non vorrebbe un musulmano in casa.

Ma perché? Non è il paradosso per l’Italia?

Il nostro paese è il più religioso e praticante d’Europa, il paese cristiano-cattolico per eccellenza, ma odia gli altri, quelli diversi per religione e per colore della pelle.

Le origini del razzismo

Ma qual è l’origine del razzismo nei confronti del Sud, di qualunque Sud si tratti?

L’origine del razzismo ha sempre un nome ed un cognome: ignoranza e paura.

Ignoranza perché non conosciamo le storie delle persone, non sappiamo delle guerre, perché pensiamo che l’uomo nero sia un essere pericoloso che ruba posti di lavoro.

Paura perché quanto più siamo piccoli, quanto più siamo ignoranti, tanto più temiamo gli altri, quelli diversi da noi.

Le conseguenze del razzismo

Tanto gravi quanto lo stesso razzismo sono le conseguenze che ne derivano.

L’odio in un paese porta conseguenze terribili: le dittature nascono dall’odio, le guerre civili si alimentano con l’odio, quindi la gran parte della miseria economica e culturale di un paese deriva dall’odio.

In primis, la crescita dell’odio nei confronti dell’altro, qualunque altro sia: religione diversa, colore diverso, ma anche orientamento sessuale diverso.
Il razzismo combatte il diverso e alimenta l’odio.

In secondo luogo il razzismo provoca isolamento.
La mancanza di apertura nei confronti del prossimo e degli stranieri, che semplicemente significa mancata apertura nei confronti del mondo, ci rende bigotti, chiusi e non ci permette di capire il futuro.

L’apertura verso gli altri ci porta innovazione, opportunità, affari per le nostre imprese, occasioni di formazione ed apprendimento.

Abbiamo così tanto da imparare dal mondo, non nasciamo “imparati”.

Allo stesso modo non nasciamo razzisti. Razzisti si diventa. Il razzismo si eredita e si trasmette facilmente se viene a mancare quell’antidoto chiamato cultura.

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