Stage: quanto contano e come utilizzarli

di Antonella Salvatore

Ma gli stage sono utili o no?

Se lo chiedono spesso migliaia di studenti e di famiglie soprattutto perché, in Italia, la parola stage o tirocinio è spesso intesa come “sfruttamento della forza lavoro” e molto più raramente come formazione e sviluppo di competenze.

Molti contestano gli stage riducendoli a mere occasioni per “imparare a fare fotocopie” e “portare caffè”. Eppure lo stage ha un valore fondamentale per lo sviluppo professionale di ogni individuo, e penso di poterlo dire, dato il mio lavoro come direttore del centro career services in università e il mio rapporto con circa 600 aziende ed organizzazioni, di ogni tipo ed industria.

Moltissime aziende accolgono ragazzi in stage sicuramente con l’intenzione di avere aiuto per un determinato periodo ma, allo stesso tempo, sanno che il tirocinante dovrà essere formato e seguito nel percorso di orientamento.

Allora, se lo stage ha un ruolo così importante, perché nel nostro paese si parla così male dello stage e delle imprese che lo usano?

Intanto perché, “fatta la legge trovato l’inganno”; molte aziende assumono in stage invece di proporre regolari contratti di lavoro, dato che uno stage non ha i costi di un contratto di lavoro, ed uno stagista non ha le tutele di un lavoratore.

Si parla in maniera negativa degli stage perché il passaggio da studente a professionista è estremamente sottovalutato dal nostro sistema educativo: a parte l’iniziativa delle singole università, a parte alcune eccellenze, la gran parte delle università non si preoccupa dell’orientamento al lavoro dei giovani, di costruire la self-confidence dei giovani, di aiutarli a comprendere i propri punti di forza e di debolezza per poter affrontare il futuro.

Si ha poi una concezione negativa degli stage per mancanza di conoscenza.

Forse non tutti sanno che gli stage si distinguono in curriculari, che riguardano cioè gli studenti, i giovani iscritti a percorsi di studio, e in stage extracurriculari, che riguardano i neo-laureati o neo-diplomati.

In entrambi i casi lo stage è importante, per le ragioni di cui sopra. Nel caso di extra-curriculari lo stage è, o dovrebbe essere, il passo che precede il contratto di lavoro, ovviamente con due condizioni fondamentali 1) che lo stagista lavori, sia produttivo ed in linea con gli obiettivi ed i valori dell’organizzazione in cui si trova 2) che l’azienda abbia le condizioni di mercato per poter assumere.

Ma che cosa può apprendere uno stagista da uno stage?

Lo stage è solo in parte sviluppo delle competenze tecniche; quando qualcuno contesta la validità di uno stage dicendo che “in pochi mesi non si può imparare un mestiere” è vero, ma lo stage non serve necessariamente ad “imparare un mestiere”.

La ragione fondamentale per cui uno stage è importante è perché rappresenta soprattutto un momento di sviluppo delle competenze soft o trasversali dell’individuo, un momento in cui il giovane sviluppa senso di responsabilità, capisce come si costruiscono le relazioni con gli altri, in che modo si gestiscono e risolvono i conflitti, come si comunica, come si gestisce il tempo, cosa significa alzarsi al mattino ed andare a lavorare, e così via dicendo.

Per molti giovani lo stage rappresenta la prima vera occasione per entrare in contatto col mondo professionale, la prima vera occasione per imparare a gestire una relazione diversa da quella familiare o da quella esistente con gli amici.

Lo stage è un modo per apprendere la lettura del contesto, capire gli altri, imparare a “leggere le situazioni”, imparare ad essere umili e apprendere dagli altri.

Non molto tempo fa ho parlato di Romano Montroni: Romano nei suoi libri spiega in che modo ha imparato il lavoro quando era appena adolescente, grazie all’osservazione, guardando gli altri, quella tecnica che oggi viene più comunemente chiamata job shadowing, fare l’ombra a chi lavora, stare vicino ad una persona esperta ed osservare.

Per molte professioni lo shadowing rappresenta il modo migliore per imparare, pensiamo ad esempio ai medici che imparano seguendo ed osservando gli altri medici.

Allora, tolti i casi di aziende che assumono personale esperto con contratti di stage anziché di lavoro, tolti gli stage che non sono stage, smettiamola di criticare lo stage e cerchiamo di capire, e di far capire ai più giovani (e alle loro famiglie), che lo stage rappresenta uno strumento valido e fondamentale per capire il mondo del lavoro e per iniziare l’esperienza lavorativa.

Se ben usato, se in affiancamento vi sono le stesse università, lo stage può essere una tappa fondamentale nella vita personale e professionale di un individuo.

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