Quando il futuro chiama…

di Antonella Salvatore

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Nell’Italia paralizzata dalla campagna elettorale e dalla burocrazia, una domanda si pone, almeno nella mente di noi cittadini: quale sarà l’Italia del futuro? E come ci possiamo preparare per il futuro? Ovviamente mi riferisco al futuro lavorativo, dato che questo blog vuole essere un osservatorio della cultura del lavoro in questo paese.

Se pensiamo al futuro del lavoro pensiamo inevitabilmente alla digitalizzazione, in particolare alle “macchine che ruberanno i lavori agli essere umani”, al fatto che “non esisteranno più i lavori tradizionali”, alla difficoltà di iscrivere un figlio a scuola perché “che gli fai studiare? Studia oggi qualcosa e domani non servirà più!”. Il panico del futuro e della digitalizzazione!

Ma la digitalizzazione è un processo, irreversibile, che dobbiamo solo imparare a gestire e controllare, evitando di farci controllare. Non ero presente, ma immagino lo scompiglio sia stato lo stesso all’epoca della introduzione della carta stampata o delle automobili in sostituzione delle carrozze.

Nel grande “calderone” della digitalizzazione oramai si fanno ricadere tutti i cambiamenti che riguardano le nostre vite personali e professionali, dalle app per un car-sharing, alle recensioni che “postiamo” online, ai social media… Se si parla di futuro si parla di digitalizzazione.

Ma c’è un aspetto fondamentale della digitalizzazione che ci aiuterà a prepararci per il futuro: questo aspetto si chiama condivisione. Chi è nato digitale sa condividere, lo sa fare meglio di noi nati nell’era non digitale.

Sconvolti dall’idea che la tecnologia potrebbe, un giorno non troppo lontano, prendere il sopravvento, raramente pensiamo al fatto che la digitalizzazione ha dato avvio ad uno dei più grandi processi di condivisione di tutti i tempi.

Non dobbiamo prepararci per la digitalizzazione, dobbiamo prepararci per la condivisione.

La nostra non deve essere una una preparazione tecnica ma una preparazione mentale, di comportamento, di stile di vita e di lavoro. La formazione del futuro a cui faccio riferimento è una formazione umanistica-psicologica-attitudinale.

Nel passato ci siamo preparati per essere ragionieri, ingegneri, dottori, maestri, professori, architetti.  Nel passato ci siamo preparati ad una attitudine individualista, manager rampanti, leader senza follower.

Nel futuro dobbiamo prepararci alla condivisione e sviluppare una attitudine collettivista, apertura mentale, capacità di osservazione degli altri, capacità di  lavorare con gli altri, di qualunque paese e religione.

Concordo con quanto dice Paolo Prisco nel post “Vasi comunicanti”: questo paese guarda ed osserva quasi sempre se stesso, molto poco gli altri.

Guardiamo poco agli altri, non sappiamo degli altri, non ci interessa degli altri, non parliamo la lingua degli altri, non seguiamo le regole che seguono gli altri.

Quando il futuro chiama, rispondiamo CONDIVISIONE.

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