Prof., ma lei sapeva cosa avrebbe fatto “da grande”?

di Antonella Salvatore

(Per tutti, ma soprattutto, per i miei studenti che lunedì 14 maggio conseguiranno la laurea).

Cara Italia delle emergenze e dell’immediato.

Siamo il paese che sopravvive e va avanti grazie alla innata capacità di reagire nei momenti di difficoltà, capacità spesso lodata, raccontata nelle commedie e nei film, la nota arte italiana di arrangiarsi.

Ma la domanda vera è: siamo capaci di pianificare e prendere decisioni con lucidità senza essere spinti dall’emergenza del momento?

Siamo capaci di avere una attitudine long-term (a lungo termine, lungimirante) invece di essere sempre e solo short-term, ossia concentrati sull’immediato o sul ritorno a breve?

Siamo ancora una popolazione short-term ed è evidente da tanti aspetti della vita quotidiana di questo paese.

Il problema è che questa attitudine l’abbiamo ereditata e molti la insegnano alle nuove generazioni.

Short-term vuol dire insegnare ai giovani che oggi devono pensare a studiare e dopo la laurea penseranno a cosa fare.

Invece, dobbiamo capire che è nostro compito aiutare i giovani a pensare al futuro fin dalla scuola e che non si pensa al lavoro quando si è adulti e non si sa come utilizzare il “pezzo di carta”.

Short-term vuol dire che ho un lavoro e spero rimanga lo stesso fino alla pensione, non pensando che tutto cambia e che io potrei essere costretto a cambiare lavoro, che forse dovrei formarmi, sviluppare le mie competenze, invece di sperare di non essere licenziato.

Short -term vuol dire non capire che un ragazzino che oggi studia alle medie, molto probabilmente da adulto dovrà reinventarsi mediamente X volte.

Attenzione!

Non ho detto che cambierà X lavori, ho detto che dovrà reinventarsi X volte, formarsi e studiare per cambiare tipologia di lavoro e per far fronte al futuro.

Per guardare a lungo termine quindi, dobbiamo abituarci a parlare di formazione continuativa.

I giovani, ma tutti noi, dobbiamo capire che studio oggi e continuerò a studiare mentre avrò un lavoro e anche nei momenti in cui non avrò un lavoro.

Quando si dice che “i giovani non vedono un futuro” ma chi lo ha detto?

E comunque penso: non diamo colpe ai giovani, ma come fanno a vedere un futuro se molti adulti, per primi, non sono in grado di vederlo o di provare a disegnarlo?

Come si può pretendere che un giovane capisca e decida con anticipo la facoltà universitaria, il master da scegliere o il campo lavorativo nel quale voler lavorare, se noi per anni, in tutti i campi, abbiamo sempre e solo avuto, e trasmesso, l’attitudine short-term?
Come possiamo pretendere che i giovani abbiano lungimiranza se noi diamo continui esempi di mancata lungimiranza?

Intanto, per sviluppare l’attitudine long-term non dobbiamo mai dimenticare che

quello che facciamo oggi ha ripercussioni anche, e soprattutto, sul futuro e non solo sul presente.

Attitudine long-term è aiutare i giovani a fare esperienze, sbagliare e crescere già dalla scuola.

Se i ragazzi fanno esperienze lavorative fin da scuola, se iniziano a fare volontariato già da giovanissimi, se imparano la multi-culturalità da piccoli, saranno poi in grado di essere adulti, cittadini del mondo, consapevoli delle proprie competenze, aperti agli altri, capaci di costruire relazioni professionali: i giovani saranno semplicemente pronti ad affrontare la vita, quando sarà il momento di affrontarla.

Se i giovani vanno ad incontri, conferenze, seminari, entrano in contatto con professionisti con i quali domani potrebbero lavorare o ai quali domani potrebbero chiedere consigli: questa è lungimiranza.

Attitudine long-term è la costruzione paziente del network professionale e non la richiesta short-term della raccomandazione.

Attitudine long-term è insegnare che l’arte dell’impegno e della fatica sicuramente porterà dei risultati.

Infine, long-term è insegnare il rispetto delle regole e non lodare chi prende delle scorciatoie.

Negli ultimi decenni il paese ha spesso agito per emergenza o per avere un ritorno nell’immediato; alcuni sono maestri in questo, ne hanno fatto una filosofia di vita.

Ancora oggi, i media, parlano di “furbetti del cartellino”, perché noi chiamiamo furbi quelli che evadono le regole e che hanno un’attitudine a breve.

Noi chiamiamo furbi quelli che non prendono in alcuna considerazione le conseguenze che le loro azioni avranno sul futuro dei loro figli e di tutti i giovani di questo paese.

Non chiamiamoli più furbi, se vogliamo dare un insegnamento ai giovani.

Ecco cosa fa ancora, di molti di noi adulti, un popolo short-term.

Caro studente,

non sapevo cosa avrei fatto da grande, e non so ancora cosa farò quando sarò più grande di quella che sono oggi.

Ma so che qualunque cosa, potrò farla solo avendo una prospettiva long-term.

Dedicato con affetto a tutti i miei studenti che si laureano e che hanno ben compreso la prospettiva long-term, l’unica possibile, cioè la prospettiva del coraggio per affrontare il futuro.

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