Ponti di connessione

di Daniela Macrì

agricoltura

Senz’altro una delle richieste più urgenti da fare all’intera classe politica, al momento in piena battaglia elettorale, è quella di mettere da parte gli inutili proclami, per dare risposte efficaci a problemi complessi: uno su tutti è la connessione tra l’università e il mondo del lavoro.

Eppure nell’Italia dello “zero virgola poco e niente”, qualcosa cresce e si fa strada, creando un nuovo modo di sentire e di intendere le proprie radici. Accanto a chi rinnova il passaporto con destinazione estera esiste una parte di giovani il cui numero è in costante e rassicurante aumento.

Si tratta di coloro che hanno scelto la via della auto-imprenditorialità in Italia.

Secondo gli ultimi dati della Camera di Commercio di Milano Monza-Brianza e Lodi riportati da Repubblica (cfr. Repubblica – Giovani e lavoro: nascono 300 imprese al giorno, boom in agricoltura), nel 2017 nel nostro Paese si sono contate quasi 110 mila imprese giovanili avviate da under 35. Il dato è ancora più interessante per il settore agricolo, nel quale secondo Coldiretti, l’Italia è prima in Europa per imprese agricole condotte da under 35 (cfr. Coldiretti: Imprese Agricole condotte da under 35 al vertice in Europa).

E se questo non vuole essere, a buon ragione, un blog basato su numeri e statistiche, ma sulla cultura del mondo del lavoro, so che mi si perdonerà per qualche piccola cifra che di questi tempi è solo un piacere sottolineare: nel 2016 il numero di giovani che fa impresa in Italia, ha superato il numero di coloro che hanno fatto la valigia. Accanto a circa 61 mila giovani emigrati tra i 18 e i 39 anni (dati che in alcuno modo devono essere sottovalutati) si contano comunque circa 114 mila imprese giovanili avviate nello stesso anno (cfr. Cam.Comm. Milano-MonzaBrianza-Lodi. In Italia i giovani che si mettono in proprio sono più di quelli che emigrano all’estero).

Agricoltura, commercio, edilizia, ristorazione, e ancora arte e cultura, sono questi i comparti classici in cui l’impresa la si fa in modo innovativo. Come il primo Museo di Arte Urbana aumentata nato a Milano dall’idea di una startup che ha pensato di realizzare la più grande mappatura cittadina di street art con 218 opere fotografate, oltre 200 autori coinvolti e 50 murales in realtà aumentata da scoprire nei quartieri grazie ad una app gratuita.

Il primato dell’Italia per il numero di imprese agricole gestite da under 35 lo si deve all’intraprendenza e all’audacia di imprenditori giovani, laureati, attenti all’ambiente e all’alimentazione, che scelgono di rientrare nell’azienda di famiglia, o che hanno il coraggio di avviarne una ex novo. In entrambi i casi si dimostrano capaci di coniugare l’innovazione tecnologica alla tradizione della terra, consapevoli che è dalla stessa terra che provengono le nuove sfide alimentari.

Ritorna il tema della cultura del mondo del lavoro, e di come ci si “approccia” ad esso. In molti casi con inerzia e disillusione, in altri con pazienza e coraggio, in altri ancora elaborando strategie che pian piano si rivelano vincenti. E in genere queste ultime sono quelle provenienti dall’apertura mentale di chi restando, partendo, o magari soltanto viaggiando, è capace di costruire ponti di connessione tra il passato e il futuro leggendo in modo lucido il presente in cui vive.

Ed è forse questo il motivo per cui in genere non amo l’immagine di un cervello che fugge. Preferisco quella dell’uomo con il cuore, in viaggio con la mente.

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