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Ottimismo: la prospettiva vincente

ottimismo vincente

di Silvia De Angeli, writer e blogger

Una società in cui prevale il pessimismo è una società buia, in cui la speranza è celata dal timore e le opportunità temono le sconfitte. Ognuno di noi, per il proprio bene e quello comune, dovrebbe esercitarsi all’ottimismo.

Ottimismo e pessimismo: due modi opposti di vedere la stessa realtà, due varianti del realismo, due atteggiamenti verso la felicità e il futuro.

Ottimismo, la prospettiva vincente

Secondo un antico proverbio ebraico l’ottimista vede la ciambella, il pessimista il buco.

Ottimismo e pessimismo dipendono sia da tratti ereditari che da fattori ambientali ma è possibile allenarsi al cambiamento.

Generalmente si tende a pensare che essere ottimisti sia meglio. E non si tratta di superficialità! Essere ottimisti significa mettere tra parentesi i problemi e riuscire a sottolineare gli aspetti positivi della vita.

Dove il pessimista dà spiegazioni globali e accentuate ai propri fallimenti, nascondendo i propri meriti, l’ottimista riconosce le proprie vittorie e va avanti anche nelle avversità. Uno sguardo ottimista sulle cose può renderci più sereni e ottimisti ed è la strada più semplice verso molte possibilità di successo.

Ci si può allenare ad essere positivi perché, come sostiene la psicologa Elaine Fox, la differenza tra ottimisti e pessimisti sta nei significati che le persone attribuiscono a fatti ed esperienze (bias cognitivi). Si può imparare a cambiare i propri bias e a vedere le cose da un altro punto di vista.

Capovolgere la propria tendenza a considerare esageratamente negative le situazioni avverse, ovvero la propria vulnerabilità emotiva, porta ad una riduzione dello stress e aiuta a combattere la depressione.

Ma come si diventa ottimisti?

Bastano piccole cose: la semplicità è fonte di ottimismo.

Si possono annotare i fatti positivi avvenuti durante la giornata, fare ciò che riteniamo più appagante, concedersi del tempo per leggere, praticare sport, dedicarsi ad un hobby… In poche parole: imparare a volersi bene, a darsi valore.

E nel contesto sociale in cui viviamo non è facile mantenere il controllo, tanto che molte persone si sentono confuse, inadeguate, impreparate ad affrontare il futuro. Ottimista è chi ha speranza e cerca motivi per non abbattersi.

Bisogna trovare un equilibrio tra gli stimoli a cui siamo sottoposti e la nostra capacità di controllarli.

Questo stato di benessere legato alle sfide che ci poniamo viene chiamato Flow.

Fu il comportamentista Csikszentmihalyi ad elaborare la teoria del Flow, inteso come lo stato di flusso, esperienza autotelica e di per sé totalmente gratificante nella quale l’individuo si immerge allorquando fa qualcosa che gli piace e gli procura godimento.

L’ottimismo nel metodo educativo

L’ottimismo è una delle più grandi conquiste di un solido ed efficiente metodo educativo.

Genitori, insegnanti e educatori devono sempre considerare che i bambini ascoltano le spiegazioni degli eventi – positivi o negativi – fatte dagli adulti e apprendono quello che con molta probabilità sarà il loro stile esplicativo, il loro modo di pensare e di vedere il mondo.

Bisogna dunque prestare molta attenzione a come, quotidianamente, vengono analizzate le situazioni e a come ci si rivolge ai bambini, soprattutto quando questi falliscono in qualcosa, che sia la scuola o un gioco. È necessario rassicurarli che ce la possono fare, senza pretendere troppo e senza terrorizzarli dell’insuccesso.

Un bambino che sviluppa ottimismo e automotivazione avrà grandi benefici e vantaggi in futuro.

L’ottimismo aiuta l’organismo

Gli stati psicologici negativi possono influenzare l’organismo e le difese immunitarie di ognuno di noi. Le persone ottimiste si ammalano meno! Ma i risultati positivi dell’ottimismo vanno anche oltre la buona salute ed hanno un riscontro importante nella ricerca dell’impiego e di una futura assunzione.

L’ottimismo è speranza. È forza. È salute. Non è assenza di sofferenza o assoluta felicità. E non è nemmeno superficialità o astrazione.

Certo, non bisogna esagerare! Avere troppe fantasie ottimistiche può essere pericoloso e a volte deludente, tanto che alcune persone usano il pessimismo come risposta difensiva: sperare nel meglio preparandosi al peggio.

Essere positivi vuole dire crescere sereni, essere buoni genitori o insegnanti, vuole dire star bene con se stessi e con gli altri.

Essere positivi vuol dire anche essere un passo avanti verso il successo, perché un manager aziendale pessimista non avrà mai successo.

Un giornalista che non ha fiducia nelle proprie parole non farà mai bene il proprio lavoro.

Un professore pessimista non trasmetterà mai nulla di vero ai suoi alunni.

Essere ottimisti vuol dire vedere il famoso bicchiere mezzo pieno, che sarà sempre meglio che vederlo mezzo vuoto, o vedere la ciambella anziché il buco. L’ottimismo è come un paio di lenti attraverso cui vedere e vivere meglio la realtà. Essere ottimisti serve e fa bene!

Consigli e libri per essere ottimisti

Ecco alcuni consigli per vedere il bicchiere mezzo pieno:
– Trova il buono in ogni cosa che ti capita.
– Prendi nota. Alla fine della giornata annota alcune buone cose che sono successe.
– Parla di ciò che hai fatto come un successo.
– Dimentica l’erba del vicino. Apprezzati.
– Prendi il controllo e ritagliati del tempo per star bene.
– Sorridi.
– Cerca di stare in equilibrio.

Proposte di lettura:

Imparare l’ottimismo. Come cambiare la vita cambiando il pensiero di Martin E.P. Seligman

Ottimisti di natura. Perché vediamo il bicchiere mezzo pieno, di Tali Sharot

153 ragioni per essere ottimista (La cultura) di John Brockman

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