Ma perché devo fare networking?

networking

di Antonella Salvatore

Networking

Networking é un’altra delle parole più abusate degli ultimi anni (proprio come leader), una parola che oggi viene messa un pò ovunque da chiunque.

Agli stessi giovani studenti viene detto di fare networking, di imparare a costruire una propria rete, un proprio network appunto, perché sarà sicuramente utile.
Se sei disoccupato ti dicono di fare networking e “di farti vedere”.
Se devi fare carriera ti dicono di fare networking e “di farti vedere”.
(Ma vedere da chi?)

Ma come si fa networking e come si costruisce un network?

Forse é opportuno partire da quello che il networking non é e da come NON si fa networking.

Quello che il networking non é

Fare networking non significa mandare inviti a tutti i nomi che i sistemi Facebook o LinkedIn propongono.

Fare networking non significa neppure mettere “like” a tutto quello che gli altri (o quelli che contano) dicono; e non significa neppure avere tanti “amici” o tanti “contatti”, se poi non sappiamo nulla, o nulla ci interessa di quei “contatti” o (presunti) “amici”.

Ma soprattutto, networking non é farsi un selfie ogni giorno per dire al mondo cosa stiamo facendo, perché troppi selfie ci rendono ridicoli e autocelebrativi.

Selfish significa egoista: il vero networking non ha nulla a vedere con l’egoismo.

Quando qualcuno “mi aggancia” su LinkedIn e poi mi chiede di cosa mi occupo, non posso non pensare che quella persona nulla ha visto, nulla ha letto e nulla ha capito di me e del mio profilo LinkedIn.

Quando qualcuno “mi aggancia” su LinkedIn per propormi di acquistare i servizi della sua azienda, non posso non pensare che quella persona non vuole un network ma pensa di trovarsi al mercato: io vendo tu compri.

Il networking non é la furbizia di utilizzare gli altri quando ci servono e poi sparire quando sono gli altri ad aver bisogno di noi (queste sono molto più le dinamiche della vecchia “raccomandazione”).

Il valore delle persone per costruire un network

Per fare networking, e soprattutto per avere un buon network, servono due ingredienti importanti: la genuina curiosità e la disponibilità nei confronti del prossimo.

La genuina curiosità nei confronti degli altri sta ad indicare un sincero interesse per gli altri, chi sono e cosa fanno; significa comprensione delle persone, dei loro valori, delle loro attività.

In linea di principio essere disponibili ed aiutare gli altri non ci costa molto, né in termini economici né di tempo.

Rispondere ad un messaggio, capire se possiamo dare un suggerimento a qualcuno, esserci, non costa tanto, e questo é networking.

Capire quello che fanno gli altri, dimostrare apertura verso il prossimo, essere presenti se qualcosa li riguarda, questo é networking.

Se ci comportiamo così, possiamo aspettarci che le persone faranno lo stesso con noi, e possiamo comunque scegliere di avere nel nostro network solo quelli che fanno lo stesso con noi.

Il network si costruisce con pazienza ed attenzione ed implica condivisione.

Non dimentichiamo mai che quando costruiamo un network costruiamo relazioni. E dietro le relazioni ci sono gli esseri umani.

Anche se oggi ci piace darle il nome inglese “networking”, la relazione resta un elemento di valore fondamentale per la vita degli individui.

Un pensiero su “Ma perché devo fare networking?”

  1. Ho fatto di questo stile di approccio una filosofia di vita, pertanto sottoscrivo completamente ogni tua parola. Vivendolo quotidinamente riconosco altresì che richiede comunque un certo investimento di energie e tempo, pertanto considero il vero networking una disciplina importante che non è alla portata di tutti e che meriterebbe di essere materia di formazione. Come Facilitatore la sto portando all’interno di giornate formative, strutturando uno spazio dedicato e guidato a iscrizione e numero chiuso.

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