Le PMI ed il futuro: come innovare?

L’intervista a Marco Travaglini, C.E.O. di Mama Industry

L’Italia è al posto n.25 in Europa in riguardo alla digital transformation. Il paese sembra non essere preparato tecnicamente ma neppure culturalmente, la nostra tipica riluttanza al cambiamento non aiuta le PMI.
Proviamo a capire in che modo le PMI possono far fronte alle sfide future e comprendere le competenze tecniche, e non, che sono necessarie.

D.In che modo le PMI devono strutturarsi per far fronte alla trasformazione digitale?

Farei una distinzione importante all’interno del grande gruppo indicato: aziende che coincidono quasi con studi professionali, nelle quali l’imprenditore è coinvolto quotidianamente nella gestione caratteristica, di solito aziende di servizi; altre, più strutturate, legate ad una manifattura.
Le prime (dati del Rapporto Competitività ISTAT 2018), sono fuori dalla filiere di innovazione, le seconde faticano ad adattarsi al sistema: pochissime, esportatrici soprattutto, sono pioniere di trasformazione.
L’dea è che per innovare e innovarsi si debba partire dal capitale umano e cercare di aprirsi verso un mercato di managerialità del cambiamento che possa in primis affiancare l’imprenditore nel percorso di consapevolezza e pianificazione digitale e, in parallelo, avvicinare le stesse imprese a filiere, gruppi e comunità di innovazione, soprattutto per chi è chiuso in se stesso.

D. Oltre alle competenze tecniche, quanto contano le capacita’ trasversali o soft skills per un professionista?

In un mondo nel quale le professionalità verranno verticalmente sostituite da robot e software, quello che non sanno fare ancora le macchine è gestire la complessità e la frammentazione socio-economica che si sta generando.
Sia se parliamo di manager di grandi strutture, ormai non più divise in reparti chiusi ma orizzontalmente collegati, sia se parliamo di professionisti o imprenditori in mercati come quello delle PMI, la gestione dei processi e dei progetti è diventata sempre più complessa: moltissimi, eterogenei sono le persone, le azioni, gli strumenti, le tecnologie, i fornitori, i partner da utilizzare in un mercato così frammentato nel quale i concetti di co-desing, co-operation, co-sourcing e similari, sono diventati il pane quotidiano dei modelli di scambio, contaminazione, innovazione, progettazione e produzione.
Non solo, ma pensare nuovi prodotti e servizi oggi vuol dire pensare “esperienze”.

Se non si è capaci di gestire rapporti, di comunicare, di abbassare i livelli di stress e di “capire gli altri”, di conoscere la vita in generale, come ci si potrà inserire in filiere o progetti lavorativi così complessi che riguardano un cambiamento sociale, economico e industriale epocale?

Di tutto ciò ne parleremo – e cercheremo di mettere in atto azioni di networking e contaminazione tra imprese, manager, student, docenti – il giorno 14 settembre prossimo all’evento “Sistema PMI”: per tutta la giornata cercheremo di agevolare connessioni mediante tecnica speed date tra mondo universitario, imprese, manager e studenti al fine di approfondire temi inerenti il cambiamento come la crescita e la finanza sostenibile, l’imprenditorialità, la managerialità e la trasformazione digitale.

D. Cosa fa Noleggia 1 manager? Quali competenze mette in campo?

La definirei una community di professionisti attenti in primis alle persone come capitale: intende offrire supporto qualificato e servizi a valore aggiunto facilmente accessibili ai micro e piccoli imprenditori, per creare, sviluppare o riqualificare il proprio business in questo momento di cambiamento.

Il tutto mediante una piattaforma con contatto video diretto con tali manager esperti della trasformazione digitale e di ulteriori competenze di area e/o settore.

Un luogo virtuale nel quale si possono ricevere, in tempo reale, consigli strategici e operativi rispetto ad un’idea, un progetto, un prodotto, un servizio o un processo di lavoro, guardare video-suggerimenti e analizzare case history, il tutto al fine di aprirsi all’innovazione e relazionarsi: pensiamo sia il “non sapere” causa delle paure sul futuro.

Pensiamo che il cambiamento sia favorito dalla semplificazione e veloce condivisione di fattori strategici e servizi a valore aggiunto come quelli inerenti l’innovazione o la digital transformation e una solida cooperazione tra professionisti, manager e imprenditori.
Facilitando il contatto umano e relazionale, rompendo dunque muri spazio-temporali e culturali (riducendo anche i costi e i tempi economici del primo contatto), generando così valore e contaminazione per le imprese e per l’intera comunità economica in cui queste operano.

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