La cultura del lavoro

di Antonella Salvatore

Ho aperto questo blog con l’intento di osservare la cultura del lavoro in Italia e allora vorrei spiegare cosa intendo per cultura del lavoro.

L’11 aprile ho ospitato in aula INTERSOS, organizzazione umanitaria che si occupa di proteggere la dignità dei minorenni migranti che arrivano nel nostro paese.
Gli studenti hanno avuto modo di capire come opera un organismo umanitario, hanno capito i limiti che ci sono in termini di regolamentazione, italiana ed europea, ed hanno appreso, da Giovanni Visone, capo della comunicazione e del fundaraising, in che modo INTERSOS comunica quello che fa e come si fa comunicazione nel not-for profit.

Il 13 aprile ho ospitato il career fair, ossia l’evento che ha portato in università oltre 70 rappresentanti di azienda, per colloquiare i nostri studenti e laureati per stage e lavori.

Infine ieri, sono stata relatore ad una tavola rotonda “Imprenditorialità, managerialità e crescita” organizzata da YourCEO: ho dato il mio parere su come università ed aziende dovrebbero lavorare insieme, per la formazione, per la costruzione di percorsi formativi adatti alle sfide future.

Ecco, tutto questo per me è cultura del lavoro.

Un paese crede nella cultura del lavoro quando i suoi politici non fanno solo promesse sulla creazione di “Xmila” posti di lavoro, ma incontrano aziende e formatori per capire come creare quei posti di lavoro.
Un paese crede nella cultura del lavoro quando favorisce il collegamento tra accademia ed aziende e quando le scuole e le università diventano il principale bacino di reclutamento dei futuri lavoratori.
CI sono statistiche che dicono che oltre il 90% dei laureati in America è assunto tramite i centri di placement delle università, oltreoceano le aziende attingono risorse dalle università; in Italia la conoscenza è ancora la principale forma di reclutamento.

Un paese crede nella cultura del lavoro quando le famiglie, parlando di lavoro, parlano del futuro dei loro figli e non di disoccupazione.

Un paese crede nella cultura del lavoro quando, già a scuola, i ragazzi fanno progetti con le aziende ed incontrano le aziende per capire il mondo del lavoro.
Un paese crede nella cultura del lavoro quando le università (tutte, non solo quelle private) creano percorsi di studi nuovi ed adatti a quello che il mondo del lavoro richiede, ossia quando università ed aziende lavorano insieme.

Un paese crede nella cultura del lavoro quando crede nel cambiamento e non si rinchiude dentro il sogno del “posto fisso che non c è”.

Alla luce di tutto questo, esiste la cultura del lavoro in Italia?

Non esiste o, se esiste, è solo grazie alla iniziativa individuale dei singoli, ma non è sufficiente per poter far fronte alle sfide future.

Deve essere un impegno di tutti, politici, professionisti, imprenditori, manager, formatori e famiglie, implementare la cultura del lavoro in questo paese per evitare che il lavoro vada altrove (e con esso anche le nostre risorse umane).

2 pensato su “La cultura del lavoro”;

  1. Stupenda la sua riflessione che tradurrei in una serie di parole: le aziende che cercano lavoratori devono assumersi l’iniziativa di ‘fare cultura’ sul lavoro , raccontandolo e mostrandolo all’esterno, soprattutto ai giovani. Grazie del suo contributo!

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