L’istruzione crea benessere e reddito. Ma l’Italia non l’ha ancora capito

di Antonella Salvatore

Il rapporto ISTAT 2018 sulla conoscenza è un rapporto molto interessante sulla nostra ignoranza, ignoranza degli studenti così come di quella degli adulti del nostro paese, un rapporto che si fonda su studi e valutazioni della stessa OCSE.

Nel cosiddetto P.I.S.A., Program for International Student Assessment, l’OCSE ci fa notare i gap tra i nostri studenti e gli altri: nelle tre aree di valutazione, che sono matematica, lettura e scienze, l’Italia si colloca in fondo.
La UE ha un programma ambizioso per i propri stati membri: far scendere sotto il 15% il numero degli adolescenti con valutazioni insufficienti in queste tre aree.
I dati del nostro paese (ma non siamo soli) mostrano che i giovani con valutazione insufficiente oscillano tra il 20% aed il 23% a seconda della materia.

Le discrepanze, tuttavia, sussistono anche a livello nazionale: gli studenti dei licei mostrano competenze migliori rispetto a quelli degli istituti tecnici, le valutazioni del centro nord migliori rispetto al sud.

Se i giovani italiani non brillano nelle valutazioni, non va meglio per gli adulti.
Si chiama P.I.A.A.C., Program for the International Assessment of Adult Competences, il programma OCSE per valutare le competenze degli adulti in due aree: quella linguistica e quella numerica.
Nell’ultima rilevazione OCSE del 2012 siamo risultati ultimi per competenze linguistiche e penultimi per competenze numeriche.

Esiste solitamente una relazione proporzionale tra il grado di istruzione di un paese ed il benessere della sua popolazione: maggiore il grado di istruzione, maggiore il benessere.

Cosa intendiamo per benessere?

Intanto benessere è reddito. La cultura, l’istruzione, la formazione producono lavori di qualità che a loro volta producono reddito.

I paesi più istruiti del mondo, quelli che hanno i programmi scolastici più innovativi e le università migliori, sono anche i paesi più avanzati, con un miglior reddito pro-capite.

Una delle prime tre classifiche accademiche mondiali mostra le migliori università del mondo: USA, UK, Svezia, Germania, Olanda, Canada, Australia, sono i paesi maggiormente rappresentati. Ovviamente, l’Italia non è presente.

Benessere è qualità della vita. Le economie che investono in istruzione sono anche quelle solitamente ai primi posti per qualità della vita, quelle con maggiore senso civico, quelle in cui le regole sono rispettate, quelle che hanno maggiore cura dell’ambiente.

La classifica delle prime 50 città del mondo mostra i migliori luoghi in cui vivere: l’Italia, paese di grandi bellezze naturalistiche ed artistiche, paese con mare, monti, colline, arte, cibo, NON è tra i migliori paesi del mondo in cui vivere.

Benessere è bellezza. In questi stessi paesi avanzati ed istruiti si investe tanto anche in cultura, arte, valorizzazione del patrimonio.

Benessere è onesta.

I paesi che investono in istruzione e cultura sono quelli con il più basso tasso di criminalità e corruzione.

Si tratta di un ciclo virtuoso che si alimenta continuamente: il paese investe in istruzione, crea talenti, li aiuta a crescere, insegna il rispetto delle regole, genera senso civico e di appartenenza. A loro volta, questi talenti creano valore, innovazione, benessere, rispettano e valorizzano le proprie risorse, ed il ciclo continua.
Solo in questo modo si diventa i primi della classe.

I paesi a cui sto facendo riferimento investono in istruzione, in cultura, in arte, percentuali del PIL molto più alte rispetto a noi (siamo ultimi in Europa anche per la spesa in cultura, non solo per quella in istruzione).

Fino al 1990 avevamo l’abitudine di investire in istruzione anche il 6% del PIL, oggi siamo al 3,7% e pare che con la nuova manovra arriveremo al 3,5%.
Non valorizziamo il nostro patrimonio e le nostre risorse come dovremmo e, ancora peggio, fatichiamo ad insegnare il rispetto per quello che abbiamo, per la nostra storia, per la nostra arte, per il nostro territorio.

La mancanza di rispetto per gli altri, i fenomeni allarmanti di violenza, la mancata cura dell’ambiente e la sporcizia delle nostre città, i redditi bassi, la nostra scarsa competitività, sono conseguenza diretta della spesa minima in istruzione e dello scarso valore che diamo alla cultura.

La nostra inciviltà ed il generale malessere del paese sono conseguenze dirette dello scarso investimento in istruzione e cultura.

Così come i paesi avanzati e moderni continuano ad alimentare un ciclo virtuoso, noi abbiamo alimentato e continuiamo ad alimentare un ciclo vizioso, che ha portato al declino culturale che abbiamo sotto gli occhi quotidianamente.

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