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Job hoppers a colloquio

Job hoppers colloquio

di Antonella Salvatore

Saltellare da un lavoro all’altro

Oggi si parla sempre più spesso di job hoppers e se ne parla soprattutto in riferimento ai giovani millennials, ma cos’è il job hopping?

In Italia è davvero una tecnica cosi diffusa?

To hop vuole dire “saltare o saltellare” e i job hoppers sono coloro che “saltellano” da un lavoro all’altro, quelli che cambiano lavoro frequentemente, mediamente ogni due anni.

Un tempo non molto lontano si parlava (e forse si parla ancora) di posto fisso e non deponeva molto bene se nel tuo CV avevi troppe esperienze lavorative.

La domanda dall’altra parte sorgeva spontanea: sei uno affidabile? Come mai hai cambiato lavoro cosi spesso?

Oggi è importante dimostrare flessibilità e capacità di adattamento, avere molte esperienze lavorative non è necessariamente un problema, ma sinonimo di adattabilità e voglia di lavorare.

La tendenza job hopping è nata in America ed è estremamente diffusa tra i millennials: mediamente ogni due anni questi giovani cambiano lavoro.

Ma perché?

I vantaggi del job hopping

Intanto i millennials vivono in un’ epoca di precarietà e di continue crisi economiche: è pertanto naturale per questi lavoratori cambiare lavoro frequentemente.

Una ricerca di LinkedIn mostra che i millennials americani arrivano a cambiare anche tre lavori nei primi cinque anni dalla laurea.

I millennials vedono il job hopping come un ottimo strumento per fare carriera: si cambia lavoro, si cambia ruolo, si apprendono nuove competenze e si può aspirare ad uno stipendio più alto.

Ma non solo. Il job hopping permette di conoscere gente nuova, di entrare in un nuovo ambiente di lavoro, di imparare attività diverse e acquisire competenze che potranno essere utili in futuro.

I job hoppers sono persone giovani con una personalità dinamica e poliedrica, non hanno paura del cambiamento, anzi lo ricercano per avere nuovi stimoli.

I job hoppers hanno flessibilità e si adattano rapidamente, probabilmente perché sono nati nel tempo della flessibilità.

Infine, altra caratteristica importante: i job hoppers vivono online, vivono velocemente e sono veloci nelle decisioni.

A loro basta un click per cambiare lavoro, vedono una posizione di lavoro interessante e caricano il CV online senza attendere troppo.

Job hoppers a colloquio

Tuttavia, potrebbe esservi uno svantaggio importante che deriva dall’essere job hoppers ed è la mancanza di specializzazione.

Cambiare lavoro ogni diciotto-ventiquattro mesi non permette di specializzarsi; le figure professionali di questo tipo hanno una specializzazione orizzontale piuttosto che verticale.

Questa mancata specializzazione verticale può diventare un problema in sede di colloquio?

No, se ci si prepara bene.

In sede di colloquio il job hopper deve saper dimostrare che

poliedricità, flessibilità e attitudine al cambiamento sono di gran lunga più importanti dell’essere specializzato ed esperto in qualche cosa.

In colloquio bisogna sapere convincere l’interlocutore che le competenze acquisite nel corso delle varie esperienze possono sopperire ad una mancata specializzazione.

Le aziende ricercano personalità flessibili ma, al tempo stesso, temono di perdere tempo e denaro investendo su una risorsa che ha l’abitudine di fare esperienze troppo brevi.

Il loro timore è quello di assumere una figura con competenze poco consistenti e che dopo due anni potrebbe “saltare” per andare via.

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