Italiani cattivi e intolleranti. Lo dice il Censis

Cattivi ed intolleranti

di Antonella Salvatore

Italiani cattivi ed intolleranti? Il Censisnel suo ultimo rapporto annuale, fa una fotografia drammatica di una Italia dominata da un “sovranismo psichico”, un paese arrabbiato, che odia gli stranieri, che crede che gli immigrati rubino lavoro, un paese pessimista, povero ed incattivito.

Oramai sappiamo da un pezzo che l’Italia è in declino, un declino culturale e sociale, ancora prima che economico.
Cresciamo poco, e cresceremo ancora meno l’anno prossimo, ma il nostro problema più grave resta l’ignoranza, non l’economia.

Il 58% degli italiani pensa che gli immigrati rubino lavoro. Quel 58% che dimentica che gli immigrati raccolgono pomodori per pochi euro, puliscono le case e mettono la benzina, fanno i panettieri, lavori manuali che nessun italiano sembra essere più disposto a fare.

Il rapporto Censis ci mostra che più scende il nostro livello di istruzione e più sale l’odio nei confronti dei rom e degli stranieri. Chi ha un basso livello di istruzione tende a mostrare maggiore intolleranza, a non sopportare la diversità, ad avere spesso rabbia ed aggressività, molto più di chi è ben istruito.
Inoltre, molti italiani sono convinti del fatto che in Italia arrivino centinaia di migliaia di migranti e rifugiati, mentre la realtà è che nel 2018 sono sbarcate circa 23.000 persone.

Quindi, giornate intere a discutere di navi e di poche decine di migranti come se fossero la vera emergenza del paese, mentre il nostro problema sono l’ignoranza, la rabbia e la cattiveria che ci divora.

Eravamo il paese della famiglia e dell’amore, eravamo il paese di religione cristiano-cattolica, ma che fine ha fatto il nostro senso cristiano?

Il rapporto dice che non crediamo neppure nelle relazioni stabili, che sono diminuite, non ci fidiamo gli uni degli altri. Per questa ragione, è aumentato il numero di persone che vivono da sole, è aumentata la solitudine, e la solitudine può portare rabbia e rancore.

Come se non bastasse, il rapporto parla dei nostri stipendi, che sono mediamente cresciuti dieci volte meno degli stipendi in Europa, forse anche per questo siamo diventati cattivi ed intolleranti?
Siamo soli, cattivi e poveri, questa l’impietosa fotografia del Censis.

Ma in quale momento siamo diventati così cattivi e intolleranti? Quand’è che l’Italia ha iniziato ad incattivirsi?

Il nostro declino ha avuto inizio molti anni fa. La competizione dei paesi emergenti, l’innovazione, la tecnologia, la necessità di adeguare ed innovare i percorsi scolastici ed universitari, l’Europa,… è esattamente qui che ci siamo persi.
Al contrario, sarebbe stato necessario darsi da fare, innovare, studiare di più, pensare al bene comune, fare quello che facevano gli altri, ma non lo abbiamo fatto.

Nel solito approccio fatalistico, dove prima o poi qualcuno o qualcosa cambierà le cose, abbiamo atteso e pensato che il miracolo ci sarebbe stato.

Ma il miracolo non c’è stato perché i miracoli non esistono.

Pensando “gli italiani sanno sempre come cavarsela” abbiamo forse pensato di potercela fare, pensato forse che le scorciatoie ci avrebbero permesso di arrivare primi, ed invece ci siamo persi e siamo arrivati ultimi.

Le prime economie del mondo, i paesi più avanzati, non si affidano al destino o alla furbizia: i paesi avanzati e civili lavorano sodo, studiano e rispettano le regole.

I primi della classe costruiscono pazientemente il proprio futuro e quello dei propri figli, senza barare.

Questi paesi sono diventati ricchi e moderni lavorando onestamente, mentre da noi sono diventati ricchi in pochi, e non sempre in modo onesto. Al contrario, il popolo è rimasto il più povero d’Europa, non solo per gli stipendi, ma anche e soprattutto per la mancanza di cultura.

Pensavamo di cavarcela, ma non è stato così.

Il rapporto del Censis è solo la conferma di qualcosa che sapevamo già, ossia che abbiamo realmente toccato il fondo.

Capiamo, ancora una volta, che l’unica soluzione resta quella di investire in istruzione, cultura ed educazione civica, per formare una Italia migliore, con persone competenti ed eticamente solide, in grado di affrontare il futuro.

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