In cammino…

Per non dimenticare il passato e per prepararci al futuro: la cultura del lavoro che ci aspetta ha bisogno di integrazione, confronto ed inclusione.

In cammino…da noi a loro

di Antonella Salvatore

Autunno 1943: i nazisti si installarono un pò ovunque lungo la cosiddetta linea Gustav, la linea difensiva germanica del centro-sud Italia, che arrivava fino all’Abruzzo adriatico.

La città in cui sono nata, Lanciano, provincia di Chieti, medaglia d’oro al valore militare, vide tanti partigiani morire per aiutare gli alleati nella lotta ai nazisti.

Ad alcune centinaia di metri dalla casa in cui sono nata c’è ancora una bellissima villa: quella villa fu sede di comando dei nazisti, i quali requisivano quello che volevano, sequestravano gli uomini della popolazione locale o li detenevano se “ostili” al regime.

L’ Abruzzo fu ritenuta regione idonea ai campi di internamento: zone montuose, poca popolazione, strade difficilmente percorribili, scarse vie di comunicazione.

Furono creati ben 14 campi di internamento, a Lanciano quello femminile: campi in cui si detenevano i “nemici del regime”, ebrei, slavi, popolazioni cosiddette ostili.

Nel 1943 mio padre aveva 7 anni, era l’unico figlio maschio a poter restare in casa con la madre quando passavano i nazisti, in quanto troppo piccolo per essere preso dai tedeschi.

Dai racconti so che la prima cioccolata della vita fu mangiata per la prima volta quando un soldato alleato la tirò fuori dallo zaino.

Fin da molto piccola, mio padre mi ha raccontato della guerra, forse per insegnarmi ad apprezzare ogni giorno quello che la vita ci dà, forse per farmi capire che può capitare a tutti, gli altri siamo noi.

Non vivo in un paese in guerra, e non sono mai stata costretta a scappare o a nascondermi per poter sopravvivere, non so neppure cosa significhi la fame.

Ma se il corso della storia fosse stato un altro, mi chiedo dove sarei nata, i miei nonni, e quindi mio padre, sarebbero stati costretti a scappare e ad andare altrove per sopravvivere, come fanno quelle persone che arrivano da noi oggi?

Ed io sarei quella che sono oggi?

Altrove mi avrebbero assunto per usare la mia testa e le mie competenze?

In cammino…catering migrante

di Gaia Mormina, Coordinatrice Progetto Humilitas  ASCS Onlus

Ascoltando le chiacchiere in spiaggia o viaggiando tra un treno e l’altro sento la gente parlare di numeri: “Quanti migranti accoglie Malta?”, “Di certo meno rispetto a quanto ne accogliamo noi…” “Quanti ne sono sbarcati oggi?”“Sono troppi… comunque troppi, non possiamo ospitarli tutti”
Frasi che si ripetono, numeri, tanti numeri gettati a caso, al momento, per istinto di prevaricazione comunicativa. Numeri che valgono poco, numeri di cui non si percepisce il valore assoluto. E mentre ascolto mi viene in mente un testo di R. Barthes “La grande famiglia degli uomini”, in cui recensisce il tentativo, seppur virtuoso di alcuni fotografi statunitensi di raccontare le similitudini del genere umano attraverso la naturale somiglianza dei gesti, i tratti dei volti, il colore degli occhi di chi con pelle diversa ha sempre due mani e due gambe. E penso che se questo lavoro corale non interessava allora, oggi il suo valore risulta infinitesimale.

Non importa infatti se le dita dei piedi degli ultimi bambini morti in spiaggia siano dieci o se cento quattro ( meno degli invitati ad un matrimonio) siano i nuovi arrivati o se per la paura di affogare le contrazioni di una madre ne hanno messo alla luce uno in più. Tutto questo non importa. Ma allora come “disinnescare” il genere Umano affinché riappaia un barlume di dignità nella relazione con l’altro?

Quando in una società liquefatta ogni tentativo di Amore verso l’altro si scioglie in comunicazioni arrendevoli o impositive che umiliano il semplice pensare diversamente dall’interlocutore, mi propongo di raccontare il perchè del mio impegno nel processo d’inclusione e nello specifico dell’intuizione che ha condotto alla realizzazione del faticoso ma felice progetto “In cammino…catering migrante”.

Abbiamo deciso con P. Claudio Gnesotto, cs presidente di ASCS Onlus (Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo), suor Nicoletta Cortese, Fancescana della Congregazione della Ss. Ma Madre Addolorata e Pasquale Compagnone ideatore del progetto Gustamundo di smetterla di parlare di numeri ed iniziare a parlare di storia.

La storia del genere Umano risulta l’unico elettro shock possibile affinché, anche se per poco tempo, si possa, alzando lo sguardo riconoscere ad un tuo simile il valore di essere umano. La storia è quel filo sottile che oggi non si comprende perchè lontano e decentrato ma insinua in una comunicazione tra pari e dispari l’intuizione che l’altro merita il tuo ascolto.

Ma quale storia raccontare? Non parlerò né di Amir e del suo amato Iran distrutto, non racconterò del viaggio a piedi interminabile di Amona fino alla Danimarca ed oltre, né racconterò del coraggioso Lamin(e) e dei suoi 7 fratelli, o di Buba attaccato al cellulare per avere notizie su chi resta vivo in Gambia, perchè so già che la loro storia si confonderebbe con le troppe già raccontate, diventando un altro uncountable numero. La storia che abbiamo voluto raccontare è altra, è cultura e se la cucina è cultura allora la cucina è storia: una storia Umana.

Il progetto “In cammino…catering migrante” è un pretesto nato per restituire dignità al talento gastronomico di 20 chef rifugiati e richiedenti asilo, con il dovere di sostenere il loro cammino verso un’autonomia lavorativa responsabile, per creare un giorno la propria impresa. Il nostro tentativo non è certo competere coi numerosi format gastronomici presenti in tv, né abbiamo voluto “prendere per la gola” un pubblico già di per sé trattato da imbelle, abbiamo invece pensato che se tu mangi un saporito taichin o una sambusa appena fritta e mentre lo mangi scopri che il cuoco è un rifugiato, un richiedente asilo, uno di quei numeri di cui è piena l’etere al momento, forse ti fermi un attimo guardi una persona di talento negli occhi, apprezzi il suo lavoro, la sua cucina e, se sei ben disposto, anche la sua storia, che in quel momento è anche la tua.

Un pensiero su “In cammino…”

  1. Purtroppo stiamo vivendo un periodo storico dove i numeri superano l’importanza degli esseri umani. È un problema senza dimensioni perché può strappare definitivamente il tessuto sociale, messo a dura prova dalla crisi economica del 2007. Dobbiamo riprendere quelle buone abitudini per riscoprire se stessi e gli altri, magari iniziando dai piccoli gesti. Non è un discorso da cattolico (classificazione usata di frequente) ma semplicemente da essere umano. Le occasioni che possiamo avere non sono una nostra proprietà ma devono essere condivise. È più semplice accogliere che combattere; si guadagna di più in umanità e in economia.

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