Ignoranti ed ossessionati dal posto fisso

di Antonella Salvatore

La crisi di questo paese non è, e non è stata, solo una crisi economica ma è stata e resta una crisi culturale ed educativa.

La nostra economia è in ripresa, ma la disoccupazione giovanile è altissima ed occorrono mediamente 5.9 anni per entrare nel mondo del lavoro per il 50% della popolazione giovane (dato più alto mai registrato in un paese OCSE, pag.147 del rapporto OCSE di ottobre 2017).
Inoltre, neppure il 25% dei ragazzi si laurea mentre la restante parte non si laurea, ma quanti di noi si chiedono il perché?

Sono i giovani che non vogliono studiare?

Oppure i percorsi di studi italiani sono troppo complessi e difficili da realizzare?

Oppure i percorsi di studi sono talmente obsoleti e lontani dalla realtà che i giovani preferiscono lavorare (o non fare nulla) invece di continuare a studiare?

L’Italia investe appena il 4% del PIL in formazione, contro la media europea del 5%, e lascio perdere le eccellenze di Danimarca (7%), Svezia  (6,5%) e Belgio (6,4%).
Si è sempre detto che noi italiani siamo colti, una popolazione istruita, più preparati degli altri, ma ne siamo proprio sicuri? I dati dicono che siamo tra le popolazioni più ignoranti.

La carenza di investimenti in formazione si ha nelle scuole e nelle università ma anche in azienda.
Le stesse aziende investono ancora poco in formazione, la formazione è ostacolata perché ritenuta un costo inutile oppure ostacolata semplicemente perché porta via tempo prezioso al lavoratore.

In realtà, di formazione aziendale ce ne sarebbe davvero bisogno.
A pagina 94 del rapporto OCSE di cui sopra, si indica che il 39% delle persone tra i 25 ed i 65 anni non ha le skills necessarie per far fronte al futuro e ai cambiamenti della società: in Calabria, la percentuale sale dal 39% al 66%.

E in tutto questo noi?
Invece di preoccuparci della formazione e della scarsa connessione tra università e mondo del lavoro (anche questa ribadita nel rapporto OCSE), ci preoccupiamo del posto fisso.

Invece di preoccuparci della nostra ignoranza da Italietta cerchiamo un posto fisso nel quale rifugiarci per evitare il confronto col mondo e col futuro.

Invece di capire che la società non è fissa, ma mobile (o liquida per ricordare Zygmunt Bauman), ci preoccupiamo di ancorarci per ricercare certezza.

In migliaia ai concorsi per posti cosiddetti “fissi’,, in migliaia in fila con un CV per un posto considerato “fisso”.

Ignoranti, e chiusi in un mondo a compartimenti stagni, pensiamo che il posto fisso potrà salvarci dai cambiamenti futuri?

Se si, siamo dei poveri illusi: non si può rimandare il futuro.

Non abbiamo altre strade: per passare dall’Italietta all’Italia del futuro, dobbiamo ripartire dalla formazione, combattere l’ignoranza e abbattere il mito del posto fisso.

(riflessioni dal mio libro “Stressati o sdraiati? Solo in cerca di lavoro“).

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