I creatori di lavoro

di Antonella Salvatore

A tutti coloro che cercano il posto fisso, a tutti quelli che sognano il lavoro da  “lavoratore dipendente che non deve preoccuparsi”, voglio ricordare che siamo entrati nel futuro da un pezzo.

Nessuno di noi può più permettersi di sentirsi “lavoratore dipendente che non deve preoccuparsi”; dobbiamo avere un germe di imprenditorialità, un’attitudine entrepreneurial per entrare nel mondo del lavoro, per restarci e per lavorare con soddisfazione.

Come già detto in altri post, non è più sufficiente superare un colloquio ed ottenere un lavoro.

Il lavoro va creato, migliorato, cresciuto ed accresciuto, curato, adattato ai cambiamenti.

Non è raro sentir parlare lavoratori dipendenti con questi toni: “perché dovrei farlo?”, “cosa mi importa se l’azienda ottiene questo risultato?”, “cosa me ne viene in tasca se l’azienda raggiunge questo obiettivo?”, peggio “perché li devo far arricchire?”

Come si fa a non capire che se l’azienda per cui lavoriamo non raggiunge determinati obiettivi o perde di reputazione, ne perdiamo anche noi?

Come si fa a non capire che se l’azienda per cui lavoriamo funziona e raggiunge risultati, noi, banalmente, manteniamo il posto di lavoro?

Come si fa a non capire che se vogliamo lavorare poco, e male, prima o poi il nostro lavoro smetterà di crescere (e forse di noi non ci sarà più bisogno)?

Come si fa a non capire che inutile pretendere “qualcosa in tasca” se non contribuiamo attivamente a determinare quel qualcosa!

Il vantaggio che chi lavora ottiene dal posto di lavoro non è solo dato da quello che “arriva in tasca”, anche se questo è un aspetto importante e la gran parte di noi non vive di rendita.
Tuttavia, il vantaggio che possiamo avere da un posto di lavoro è anche quello di essere parte di una squadra che funziona e raggiunge risultati, un vantaggio di reputazione e visibilità, un senso di appartenenza ed appagamento che possono derivare dall’aver dato il proprio contributo a qualcosa, a migliorare un progetto, a raggiungere un risultato, a fare del bene.

Ma per fare tutto questo, per capire tutto questo, abbiamo bisogno di avere quell’atteggiamento entrepreneurial di cui parlavo prima, dobbiamo sentirci imprenditori, avere quell’attitudine che ci porta a risolvere i problemi, che ci spinge a lavorare in maniera costruttiva e che ci porta ad accrescere il lavoro che abbiamo, perché

il lavoro chiama altro lavoro.

Quale miopia mostra il lavoratore (dipendente che non deve preoccuparsi) che si nasconde per non lavorare o che non lavora? Quanto è importante invece lavorare per creare altro lavoro?

Non è l’azienda (entità astratta) a creare lavoro e non può essere l’imprenditore da solo a creare lavoro: l’imprenditore investe capitali ed energia, ma i lavoratori generano lavoro, lo fanno crescere, creano la necessità per l’azienda di assumere altre persone, quindi creano lavoro.

Per affrontare il futuro nel nostro paese, dobbiamo tutti imparare ad essere “creatori di lavoro“.

La motivazione e la spinta devono essere interne, proprio come per la giraffa.
Siamo tutti, più o meno, capaci di reagire agli stimoli esterni; ma quanti di noi invece, sono capaci di attivare stimoli interni?

Smettiamola con “voglio un lavoro da dipendente così non mi devo preoccupare”; dobbiamo preoccuparci davvero se questo è il nostro atteggiamento.

Proviamo a lavorare per un giorno, anche solo un giorno, come se l’azienda fosse la nostra: saremo sorpresi dai risultati che otterremo e da quante cose riusciremo a comprendere (e che oggi facciamo fatica a capire).

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