Franchising: un modello da studiare per far crescere il paese

di Antonella Salvatore

Che cos’è il franchising? E quali sono i numeri nel nostro paese? Ed in che modo il franchising può aiutare l’economia italiana?

Per aiutare i miei studenti a capirne di più, ho ospitato nella mia aula di marketing internazionale Andrea Ciancarelli, di ReStore, un giovane professionista che da diversi anni si occupa di franchising, uno che fa le cose fatte bene.

Il franchising è una strategia di affiliazione commerciale che vede coinvolte due parti: il franchisor ed il franchisee.

Il franchisor rappresenta la casa madre, l’azienda che sviluppa l’idea o il prodotto/servizio, unitamente al know-how per venderlo.
Il franchisee rappresenta l’imprenditore che investe capitali e risorse per utilizzare quel know-how e vendere quel prodotto o servizio.

In Italia ci sono 977 franchisor, ed i numeri del 2017 mostrano una crescita del fatturato franchising rispetto al 2016.
Non solo, sono aumentati i franchisor italiani all’estero, una crescita dell’8,7% dice Assofranchising, quindi i marchi di casa nostra vendono bene anche fuori dal Belpaese.

Ciancarelli ci ha spiegato perché il franchising è così popolare in Italia e nel mondo.
Intanto, perché si tratta di una strategia che può essere applicata a qualsiasi industria; si parla di franchising nella ristorazione, così come nell’immobiliare, ma anche (e soprattutto) nell’abbigliamento, negli accessori, nella cosmetica, nei prodotti per la persona.

Da nord a sud, negozi in franchising ovunque.
La regione capogruppo nel business franchising è la Lombardia, a distanza seguono poi Campania e Lazio.

Il franchising è poi estremamente diffuso perché è una strategia replicabile. La replicabilità è la forza del franchising: ideato un brand e definito il know-how per vendere quel brand/prodotto, l’azienda può replicare quel pacchetto varie volte in luoghi diversi.
Certo non è affatto semplice: sta proprio nel know-how il segreto del franchising. Come ci ha spiegato in aula il nostro ospite, il know-how deve essere unico, differente, capace di generare curiosità e incoraggiare all’acquisto, difficilmente imitabile.
Altrimenti come si fa ad avere un vantaggio competitivo rispetto alla concorrenza?

E poi, quali vantaggi presenta il franchising per ambo le parti, franchisor e franchisee?
Da un lato, i franchisor hanno modo di espandere la propria presenza ed il proprio business grazie al supporto dei franchisee, e senza dover sostenere i costi dell’espansione.
Dall’altro, i franchisee hanno modo di fare impresa utilizzando un know-how che è già consolidato, una formula già testata e che non dovrebbe generare sorprese.

Insomma una soluzione win-win, se entrambe le parti lavorano bene e con serietà. Perché è vero che in Italia il franchising è un settore in crescita ma, come sottolinea Ciancarelli, non è (o non può più essere, se lo è stato in passato) un settore per chi improvvisa, per chi ha qualche capitale da investire e che pensa di aver trovato la formula magica per sbarcare il lunario.

Fare franchising è una cosa seria, ed oggi più che mai, date le decine e decine di marchi ed aziende che vendono prodotti e servizi. Come si può emergere in franchising se non mostrando la unicità e le differenze del proprio marchio e di quello che si vende? Come si emerge se non sviluppando un solido know-how? Ed infine, pensiamo all’importanza del franchising per vendere il nostro made in Italy!

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