E se da grande facessi il libraio? Il sapere: la chiave per aprire le porte del futuro.

di Antonella Salvatore

Intelligenza artificiale, digital transformation, innovazione e nuove tecnologie…ma i mestieri di una volta esistono ancora?
Oramai si parla sempre più spesso di innovare, cambiare, stare al passo coi tempi, applicare le nuove tecnologie, ma che fine hanno fatto, o faranno, i mestieri tradizionali?

Voglio parlare di un mestiere bellissimo, un mestiere che apre la testa, a chi lo fa e a chi lo riceve, un mestiere per il quale occorre prepararsi e studiare tanto…il mestiere del libraio.

Per parlare di questo mestiere non posso non parlare del “libraio per eccellenza”, Romano Montroni autore de “Libraio per caso”, o “Vendere l’anima”, meravigliosa persona che ho il piacere di conoscere e da cui imparo tanto, ogni volta che lo incontro.

Nei suoi libri (che vi incoraggio a leggere se non l’avete fatto), Romano parla di competenze, di apertura mentale, di gioco di squadra, flessibilità, studio e cultura, e di tante altre caratteristiche da possedere per poter diventare librai.
Lo stesso Romano parla di soft skills, di quelle competenze trasversali che rendono unico ciascun individuo e lo distinguono nel suo percorso professionale; quelle skills che possono fare la differenza per una libreria e quindi per un’azienda.
Ma per far capire ai giovani come si arriva ad essere quello che si vuole diventare, Romano parla anche del lavoro come fatica fisica, ricordando i tempi dell’inizio della carriera, come fattorino prima e magazziniere dopo; una fatica fisica che molti più giovani non hanno mai conosciuto e non conosceranno (forse) mai.
La lezione che dobbiamo imparare tutti, giovani, ma anche meno giovani, è una sola: puoi essere quello che vuoi essere, ma con pazienza, rispetto, onestà e fatica, niente è facile.

I libri di Romano Montroni sono una boccata di ossigeno in questa Italia dei contrasti e dei “furbetti”; Romano ci fa entrare in contatto con una Italia pura e vera, celebra la cultura del lavoro, quella sincera, quella che servirebbe tanto al nostro paese.

Ma in questa Italia, oggi si può diventare librai? E come si fa?
Assolutamente si, esistono scuole per librai in Italia,  come la Scuola per librai Umberto e Elisabetta Mauri, ci sono formatori che lavorano sul fattore umano, e che sanno far emergere le capacità e le caratteristiche dei singoli individui.

Il cambiamento non è solo quello che riguarda la digital transformation e l’uso delle nuove tecnologie; il cambiamento è tutto quello che porta questo paese verso il futuro, e la valorizzazione della cultura e del sapere ci porta verso il futuro.
Al contrario, la perdita del sapere e della cultura ci impoverisce e ci trascina verso il buio passato.

Il numero dei lettori continua a scendere, eppure sono proprio i più giovani a leggere di più, e le donne leggono più degli uomini. Allora ci sono mestieri che non sono spariti e che non devono sparire, come quello del libraio appunto, e ci sono giovani che non vogliono necessariamente studiare e lavorare solo in ambito innovazione tecnologica e digital transformation per sentirsi nel futuro.

Ci sono giovani che hanno intrapreso percorsi di studi umanistici, persone che amano i libri, la riflessione, la cultura.

Ci sono ancora (per fortuna!) persone per cui gli esseri umani, e non la tecnologia, fanno la differenza nella vita umana, uomini e donne che sanno perdersi nelle pagine di un libro e non solo nei meandri dei “like” e dei social.

Tuttavia, è anche vero che in questo paese moltissime persone sottovalutano il lavoro del libraio ed il suo ruolo fondamentale nella comunità.
In questa Italia dove molti si considerano “leader” e “manager“, il ruolo del libraio è spesso inteso come il ruolo di un “semplice commesso”, una persona che lavora in un “punto vendita” e che ha rapporti con il cliente finale (e con errore, nel nostro paese la stessa parola “commesso” viene utilizzata spesso in modo sminuente, ad intendere una figura che in fondo non ha nulla di complesso da fare).

Ed invece il libraio è colui che ascolta, consiglia, osserva; il libraio è una sorta di custode della casa del sapere.

E se state pensando che i libri si comprano solo online, ma chi lo ha detto?
E chi ha detto che le librerie cesseranno di esistere?

L’unicità del rapporto cliente/librario, l’unicità di un ambiente che “odora di libri”, l’unicità di perdersi tra i libri e gli scaffali, sono sensazioni che le macchine o il commercio online non potranno mai dare.

Queste unicità, se non le conoscete, o se non ve le ricordate, ritrovatele nei libri di Romano Montroni.

Grazie Romano, perché nei tuoi libri leggiamo di cultura e di sapere, di risorse umane e di rapporti umani.
Grazie perché tu, insieme a tanti altri (Nana Lohrengel, Luca Domeniconi), ci dai la speranza che gli italiani hanno ancora voglia di imparare un mestiere e faticare; soprattutto,  hanno ancora voglia di cultura e di sapere.

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