“Is the pen on the table?” A lezione di inglese

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Una risposta

  1. Alessia Valenti ha detto:

    Da appassionata della lingua inglese, molto probabilmente il mio giudizio sarà di parte, ma in generale credo che manchi un’attribuzione di senso all’insegnamento della lingua. É presente nei programmi di studio, ma nessun docente dedica tempo a spiegare perché conoscere una lingua é utile, e in generale in Italia ci sono poche occasioni di confronto interculturale e linguistico (scarsa offerta di film in lingua originale, pochi progetti di scambio e studio durante la scuola, professori accomodanti all’università, alto costo dei corsi di lingua rispetto al reddito delle famiglie). Le lingue sono percepite come qualcosa in più rispetto alla professionalità che si sceglie.
    Così abbiamo due effetti:
    1 – la presenza nelle classi di docenti di lingua che non sanno neanche parlare la lingua che insegnano, ma che – nei casi fortunati – riescono a dare buone basi di grammatica. É vergognoso porre tanti paletti alla professione per poi avere docenti così scarsi in materie così importanti.
    2 – al momento dell’accesso al mondo del lavoro, lo shock: inglese chiesto ormai ovunque. Competenze gonfiate nei cv (consapevolmente o meno), colloqui di lavoro imbarazzanti, trasferimenti all’estero con alte aspettative poi insoddisfatte.
    Siamo un paese accogliente ma poco aperto al confronto.

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